La ruggine
Questo patogeno compare nei primi mesi della primavera ed ha il suo massimo nei mesi di giugno. Le condizioni ottimali per lo sviluppo di questo micelio sono la presenza d'acqua e temperature che variano dai 18 ai 24°.
Si manifesta con la formazione di piccole macchie gialle sul lato superiore della foglia, mentre nella parte inferiore si possono notare dei grumoli polverulenti di colore giallo. Col passare dei giorni queste macchie diventano sempre più scure fino ad assumere un colore nerastro. Questa malattia, se presente in modo massiccio su una pianta, ne provoca una stasi vegetativa e l'ingiallimento. La ruggine non provoca quasi mai, peraltro, la morte immediata della pianta, che deperisce lentamente, completando il ciclo vegetativo.
Le principali piante colpite da questa malattia sono: gli abeti, le clematidi, il geranio, la rosa, il pesco.
Per il facile verificarsi delle condizioni ideali del fungo la difesa deva essere fatta in modo preventivo e ripetitivo. I principi attivi più utilizzati nella lotta sono anticrittogamici come il rame e prodotti contenenti zinco, come lo zineb e lo ziram. Prodotti da irrorare in caso di malattia ogni 10-15 gg. ed in via preventiva ogni sei mesi.
Processionaria
Traumatocampa pityocampa
La processionaria è un insetto lepidottero della famiglia dei taumatopeidi. E’ un parassita pericoloso soprattutto per pini (Pinus Nigra e Pinus Silvestris) e querce a foglia caduca (Quercus robur e Quercus peduncolata) anche se può, occasionalmente, colpire anche i larici, i cedri, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini e le betulle; le piante predilette dall’insetto sono, in ogni caso, giovani (2-5 anni).
L’adulto è una farfalla con ali larghe 3-4 cm, di colore grigio con striature brune. La femmina è, in genere, poco più grande del maschio. La loro vita è molto breve, di solito non dura più di uno/due giorni.
L’insetto, una volta raggiunta la fase di maturità, fuoriesce dal terreno, di solito durante il mese di luglio. Le femmine sono le prime ad arrampicarsi sulle piante ad alto fusto, dove poi vengono fecondate dal maschio. A questo punto, il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova.
Per quanto riguarda la processionaria del pino, le uova vengono deposte intorno ad una coppia di aghi. Dopo un’incubazione di 30/40 giorni (verso la metà o la fine di agosto), nascono le larve. Le neonate scheletrizzano gli aghi e poi si spostano lungo la pianta, formando, di volta in volta, nidi provvisori. In ottobre formano un nido sericeo nel quale trascorreranno tutto l’inverno. In primavera riprendono l’attività e, circa a fine di maggio, scendono verso il terreno. Si interrano fino ad una profondità di 5/20 cm, dove tessono un bozzolo. Dopo un periodo più o meno lungo di diapausa, si compie la ninfosi ed il ciclo ricomincia.
La processionaria della quercia fa la sua comparsa nel mese di luglio. La fecondazione avviene quasi subito. Le uova vengono deposte in placche a piazzuola sulla superficie liscia dei rametti. Le uova superano l’inverno per schiudersi poi al momento dell’apertura delle gemme, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Una volta nate, le larve si spostano sui rami e, giunte in prossimità della biforcazione delle branche o del trono, formano un nido. Ai primi di luglio le larve si incrisalidano all’interno del nido.
Le larve vivono gregariamente, restando in contatto fra loro con fili sericei che tessono e di cui si servono per marcare gli aghi. Sono attive già nelle prime fasi vegetative ed è da questo momento in poi che iniziano a divorare le foglie e gli aghi delle piante sulle quali si sono insediate. In seguito all’attacco la pianta subisce un forte indebolimento, che comporta un ritardo nel suo sviluppo. Il segno più evidente della presenza della processionaria è comunque la perdita degli aghi e delle foglie, che nei casi più gravi può tradursi in totale defoliazione. Problemi per l’uomo possono derivare dal contatto con i peli urticanti delle larve, che possono provocare irritazioni cutanee, febbre ed arrossamento degli occhi.
Tra i metodi di lotta più utilizzati troviamo l’asportazione e la distruzione con il fuoco dei nidi, nonché l’utilizzo di preparati a base di Bacillus thuringiensis, oppure di prodotti chimici come il diflubenzuron e il carbaril.
Da notare anche il fatto che la processionaria è combattuta in natura da una serie di predatori e parassiti, che vivono a sue spese durante i diversi stadi evolutivi.
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